Forum HR People & Culture 2026

ALVERIA È PARTNER DELLA 18° EDIZIONE DEL FORUM HR PEOPLE & CULTURE 2026

Settembre 22, 2026
obblighi di rendicontazione trasparenza retributiva

Obblighi di rendicontazione sulla trasparenza retributiva: chi deve comunicare cosa

Ottobre 1, 2026
Blog › Pay Transparency

Come adeguarsi alla direttiva sulla trasparenza retributiva: la checklist per le aziende

Settembre 30, 2026
come adeguarsi alla direttiva trasparenza retributiva

In sintesi

  • Le azioni chiave: perimetro, posizioni confrontabili, criteri neutri, misura del divario, informazioni a candidati e dipendenti.
  • Il D.Lgs. 96/2026, in vigore dal 7 giugno 2026, recepisce la Direttiva (UE) 2023/970.
  • Chi ha almeno 100 dipendenti comunica anche il divario retributivo di genere; chi ne ha almeno 150 lo fa la prima volta entro il 7 giugno 2027.

Per capire come adeguarsi alla direttiva sulla trasparenza retributiva, è opportuno procedere con metodo: perimetro, posizioni, criteri, misura del divario, informazioni e report. Questa  guida, per HR responsabili Compensation & Benefits, amministrazione del personale e consulenti del lavoro, riassume obblighi, differenze per dimensione aziendale, checklist in 8 passi e piano di transizione per l’adeguamento alla trasparenza retributiva.

Trasparenza retributiva: cosa devono fare le aziende secondo direttiva e decreto

Con la trasparenza retributiva le aziende devono rendere la retribuzione spiegabile: criteri oggettivi e neutri, informazioni a candidati e dipendenti e, sopra una soglia dimensionale, dati sul divario di genere. Si parla molto di trasparenza salariale, ma il concetto si riferisce alla normativa sulla trasparenza retributiva.

La Direttiva (UE) 2023/970, la “Direttiva trasparenza salariale“, fissa regole comuni per gli Stati membri; il D.Lgs. 96/2026 la recepisce in Italia ed è la “Legge sulla trasparenza salariale”, con riferimenti al CCNL. Gli obblighi principali:

ObbligoCosa prevedeRiferimento D.Lgs. 96/2026
Criteri oggettivi e neutriClassificazione e retribuzione neutre rispetto al genereart. 4
Trasparenza pre-assunzioneRetribuzione iniziale o fascia; divieto di chiedere la storia retributivaart. 5
Criteri retributivi accessibiliCriteri di retribuzione e progressione noti ai lavoratoriart. 6
Diritto di informazioneRisposta entro due mesi su livelli individuali e medi per sessoart. 7
Comunicazione del divarioIndicatori sul divario, da 100 dipendenti in suart. 9
Valutazione congiuntaCon i rappresentanti, se il divario ≥5% non è giustificato né correttoart. 10

La prima comunicazione del divario scade il 7 giugno 2027 per chi ha almeno 150 dipendenti (art. 9). Per le discriminazioni accertate, l’art. 13 rinvia all’art. 41 del Codice delle pari opportunità (D.Lgs. 198/2006).

Per produrre questi dati con continuità si può usare un software per la trasparenza retributiva.

Trasparenza retributiva e PMI: cosa cambia in base alla dimensione dell’azienda

La trasparenza retributiva riguarda anche le PMI: alcuni obblighi valgono per tutti, altri solo sopra una soglia di dipendenti.

ObbligoChi è coinvolto
Criteri neutri, trasparenza pre-assunzione, diritto di informazioneTutti i datori di lavoro (artt. 4, 5, 7)
Criteri retributivi accessibiliTutti; criteri di progressione economica non obbligatori sotto i 50 dipendenti (art. 6)
Comunicazione del divario retributivoAlmeno 100 dipendenti (art. 9)

Per la trasparenza retributiva nelle piccole e medie imprese la differenza principale è il reporting; in una PMI con poco personale HR e dati scarsamente strutturati, può convenire  partire dai passi 1, 4 e 7 della checklist.

Checklist trasparenza retributiva: gli 8 passi per adeguarsi

Questa checklist sulla trasparenza retributiva riassume come adeguarsi alla Direttiva trasparenza retributiva in 8 passi, in ordine consigliato.

Passo 1: perimetro, persone e voci retributive

Il primo passo stabilisce chi e cosa entra nel confronto:

  • Rientra il lavoro subordinato a tempo determinato e indeterminato, anche part-time e dirigenziale, esclusi lavoro domestico e intermittente (art. 2).
  • La retribuzione comprende paga di base e tutte le somme versate, anche in natura (art. 3).
  •  Se ne occupano HR, amministrazione del personale e IT.

Passo 2: classificazione e pesatura delle posizioni

Per confrontare le retribuzioni, le posizioni devono essere confrontabili.

  • La job evaluation è il metodo che pesa ogni posizione con criteri predefiniti;
  • la job architecture le ordina in famiglie e livelli.
  • Se ne occupano HR e Compensation & Benefits.

Passo 3: categorie di pari valore

  • Il pari valore è il perimetro di ogni confronto:Il lavoro di pari valore è una prestazione diversa con mansioni comparabili secondo i livelli di inquadramento del CCNL (D.Lgs. 96/2026, art. 4);
  • la Direttiva considera competenze, impegno, responsabilità e condizioni di lavoro (Dir. 2023/970, art. 4). Il livello contrattuale, da solo, può non bastare per mansioni di natura diversa.
  • Se ne occupano HR e consulente del lavoro.

Passo 4: criteri di attribuzione della retribuzione

Ogni differenza retributiva deve poter essere spiegata:

  • Retribuzione iniziale, aumenti e progressioni seguono criteri oggettivi, neutri rispetto al genere, documentati e comunicabili. Con un CCNL firmato dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative, il rinvio al contratto può rendere accessibili i criteri (art. 6);
  • le componenti aziendali vanno documentate.
  • Se ne occupano Compensation & Benefits e direzione HR.

Passo 5: gender pay gap e metriche richieste

HR e payroll calcolano gli indicatori dell’art. 9:

  • Divario medio: differenza percentuale tra i livelli retributivi medi di donne e uomini.
  • Divario mediano: lo stesso confronto sui valori centrali.
  • Componenti variabili: gli stessi divari su premi e componenti complementari, e quota per sesso di chi le riceve.
  • Quartili: quota di donne e uomini in ciascuna delle quattro fasce retributive.

Passo 6: cause del divario e misure correttive

Un numero non dice da dove nasce il divario:

  • Oaxaca-Blinder è un metodo statistico che scompone il divario in quota spiegata e non spiegata: la seconda è un’area da approfondire, non una prova di discriminazione. Il compa ratio è il rapporto tra retribuzione individuale e riferimento della posizione.
  • Un divario medio di categoria di almeno il 5%, non giustificato né corretto entro sei mesi, richiede misure correttive nella valutazione congiunta (art. 10).
  • Se ne occupano Compensation & Benefits e direzione.

Passo 7: processi verso candidati e dipendenti

La trasparenza riguarda anche i processi quotidiani:

  • Gli annunci indicano retribuzione iniziale o fascia e nei colloqui non si chiede la retribuzione passata (art. 5).
  • Alle richieste dei dipendenti si risponde entro due mesi, informandoli ogni anno di questo diritto (art. 7).
  •  Se ne occupano talent acquisition, HR e manager di linea.

Passo 8: protezione dei dati e report

L’ultimo passo unisce privacy e rendicontazione:

  • Le informazioni degli artt. 7, 9 e 10 rispettano il GDPR (art. 11) e, nelle categorie con pochi lavoratori, si aggregano per non rendere identificabili le persone.
  • Gli indicatori dell’art. 9, confermati dopo aver sentito i rappresentanti, vanno all’organismo di monitoraggio.
  • Se ne occupano HR, DPO e IT.

Piano di transizione per la trasparenza retributiva: le fasi dell’adeguamento

Un piano di transizione per la trasparenza retributiva organizza gli 8 passi in fasi: è un piano interno, non un obbligo di legge. Ha senso come roadmap pluriennale di adeguamento alla trasparenza retributiva, perché il divario si comunica ogni anno da 250 dipendenti e ogni tre anni tra 100 e 249 (D.Lgs. 96/2026, art. 9): il cronoprogramma di adeguamento parte da queste scadenze.

FasePassi della checklistFunzioni coinvolte
Diagnosi1–3HR, amministrazione del personale, IT, consulente del lavoro
Analisi4–6Compensation & Benefits, direzione
Processi e report7–8HR, talent acquisition, responsabile privacy, rappresentanti dei lavoratori (artt. 9 e 10)
MonitoraggioTuttiHR e direzione

Quando serve un software per adeguarsi alla trasparenza retributiva

Nei casi in cui si hanno informazioni e dati provenienti da più sistemi, scenari da simulare e calcoli da rendere ripetibili, torna molto utile un tool specifico per la trasparenza salariale che misura e spiega il divario, simula gli interventi correttivi e ne stima il costo. Scelte e conformità restano in capo all’azienda.

Domande frequenti

La trasparenza retributiva si applica anche ai contratti a termine, part-time e in somministrazione?

Sì per contratti a termine e part-time: il D.Lgs. 96/2026 si applica al lavoro subordinato a tempo determinato e indeterminato, anche dirigenziale (art. 2). Sono esclusi il lavoro domestico e intermittente. La somministrazione non è nominata: conviene verificarne il trattamento con il consulente del lavoro.

Applicare il CCNL basta per essere in regola con la trasparenza retributiva?

No, non per tutti gli obblighi. Il rinvio al CCNL può assolvere l’obbligo di rendere accessibili i criteri retributivi (art. 6). Restano da gestire il diritto di informazione (art. 7), il report sul divario (art. 9) e le componenti decise in azienda.

I rappresentanti dei lavoratori devono essere coinvolti nell’adeguamento alla trasparenza retributiva?

Sì, in due casi. Il datore di lavoro conferma l’esattezza dei dati sul divario dopo averli consultati (art. 9). Se un divario di almeno il 5% non è giustificato né corretto entro sei mesi, svolge con loro la valutazione congiunta delle retribuzioni (art. 10).

Dalla checklist all’analisi

Possiamo mostrarvi come Alveria Pay Transparency supporta misurazione, analisi e documentazione del divario sui vostri dati.

Vediamo la piattaforma sui processi della tua azienda.

Altri articoli

Cookie Policy