
Il frazionamento della retribuzione: una leva strategica per allineare incentivi, rischio e retention
Marzo 2, 2026
Direttiva Europea 970/23: confronto tra professionisti per affrontare criticità, responsabilità e opportunità
Marzo 4, 2026Trasparenza retributiva e digitalizzazione dei processi HR: la Direttiva UE 2023/970 come leva di trasformazione organizzativa

Marzo 3, 2026
Trasparenza retributiva e digitalizzazione dei processi HR: la Direttiva UE 2023/970 come leva di trasformazione organizzativa
Nel corso del workshop “Soluzioni e strumenti HR per rispondere alla direttiva UE sulla trasparenza retributiva”, promosso dall’Osservatorio HR Innovation del Politecnico di Milano, abbiamo proposto una lettura chiara: la Direttiva UE 2023/970 non è un mero adempimento normativo. È un potente catalizzatore di trasformazione organizzativa. Per questo motivo, il nostro intervento è partito dalla Direttiva nella sua formulazione comunitaria, e non dalla proposta preliminare nazionale. La ragione è semplice: la fonte europea definisce un impianto giuridico strutturato, coerente e già pienamente integrabile nei sistemi organizzativi aziendali. Lavorare su questa base significa costruire modelli solidi, difendibili anche in sede giurisprudenziale, e non limitarsi a rincorrere interpretazioni parziali.
Quale funzione aziendale è davvero coinvolta?
A una prima lettura, la Direttiva sembra materia da Payroll. A una seconda analisi, appare più coerente con l’ambito Compensation & Benefits. Ma una lettura approfondita porta a una conclusione diversa: la funzione realmente coinvolta è l’Organizzazione.
La Direttiva interviene su:
- Progettazione del lavoro
- Strutturazione delle posizioni
- Sistemi di classificazione
- Change management
- Cultura organizzativa
Il principio di “lavori di pari valore = pari retribuzione” obbliga le aziende a compiere un salto culturale: passare dalla descrizione generica dei ruoli alla progettazione strutturata delle posizioni organizzative.
Non basta più rispondere alla domanda:
“Cosa fa questa persona?”
Occorre rispondere in modo oggettivo e misurabile a:
“Qual è il valore organizzativo di questa posizione?”
Figura professionale vs posizione organizzativa: il livello corretto di analisi
Uno degli snodi centrali affrontati nel workshop riguarda la distinzione tra:
- Figura professionale → utile per analisi di equità esterna
- Posizione organizzativa → indispensabile per analisi di equità interna
La figura professionale è una categoria ampia e comparativa. Non è sufficientemente granulare per analizzare differenze interne né per sostenere modelli statistici robusti. La posizione organizzativa, invece, rappresenta il livello corretto di analisi perché consente di:
- Identificare caratteristiche oggettive e gender neutral
- Applicare modelli di regressione lineare
- Utilizzare il modello di Oaxaca-Blinder decomposition
- Costruire analisi statistiche difendibili
Se vogliamo applicare seriamente la Direttiva UE 970/2023, dobbiamo spostare il baricentro analitico sulla posizione.
Il ruolo degli HCM: evolvere il concetto di “posizione”
I sistemi di HCM consentono già la gestione delle posizioni organizzative. Tuttavia, per rispondere in modo strutturato alla Direttiva, è necessario evolverne il modello.
Nel nostro approccio, ogni posizione viene definita attraverso quattro dimensioni, coerenti con i criteri europei:
- Finalità di ruolo – contributo strategico agli obiettivi aziendali
- Autonomia e responsabilità – livello decisionale e impatto sui risultati
- Competenze richieste – conoscenze, abilità, esperienza
- Condizioni di lavoro – contesto operativo e complessità ambientale
A ciascun attributo viene assegnato un punteggio. La somma determina il peso organizzativo della posizione. Questo consente di trasformare un concetto qualitativo in una variabile quantitativa, base per analisi statistiche avanzate.
Dal censimento alla clusterizzazione: costruire il mercato interno del lavoro
Una volta definite le posizioni, è possibile applicare algoritmi di clusterizzazione (ad esempio K-means) per identificare gruppi omogenei di complessità organizzativa.
Il risultato è la costruzione di un mercato interno del lavoro per cluster, all’interno del quale è possibile:
- Analizzare le distribuzioni retributive
- Verificare la coerenza interna
- Individuare eventuali distorsioni
- Applicare modelli di regressione per identificare gap non giustificati
Su ciascun cluster diventa possibile determinare il corretto posizionamento retributivo e isolare eventuali differenze non spiegate dalle variabili oggettive.
Il modello Oaxaca-Blinder: isolare il divario reale
Il modello Oaxaca-Blinder consente di decomporre il divario retributivo tra gruppi (es. uomini e donne) in:
- Parte spiegata da caratteristiche osservabili (esperienza, competenze, responsabilità)
- Parte non spiegata (potenziale area di rischio discriminatorio)
Le variabili considerate includono:
- Livello 1 – Base
-
Job grade/cluster
-
Sede
-
FTE
-
Tipologia contrattuale
- Livello 2 – Competenze e performance
-
Seniority
-
Performance ultimi 3 anni
-
Competenze rilevate
-
Titoli di studio
- Livello 3 – Responsabilità strategiche
-
Budget gestito
-
Management di risorse
-
Gestione di risorse fragili

NOSA queste si aggiungono ulteriori variabili con effetto moltiplicatore (certificazioni, deleghe, carriera manageriale vs individual contributor, tasso di sostituibilità).
Questo approccio consente ai Compensation Manager di passare da una logica difensiva a una logica proattiva e data-driven.
Dashboard di compliance e governo dei bias
La Direttiva richiede indicatori specifici e reporting periodico. Ma il vero valore non è nel report: è nel monitoraggio continuo.
Attraverso dashboard dedicate è possibile:
- Monitorare KPI normativi in tempo reale
- Evidenziare pay gender gap superiori alla soglia del 5%
- Analizzare bias nelle politiche retributive
- Individuare disparità nelle opportunità di carriera
- Supportare la redazione del rendiconto non finanziario
La compliance non deve essere un evento annuale. Deve diventare un processo strutturale.
Verso sistemi nativamente compliant
La vera trasformazione avviene quando:
- La progettazione organizzativa è strutturata
- La misurazione è oggettiva e statistica
- La compliance è integrata nei processi
Non si tratta di aggiungere un layer di controllo a posteriori. Si tratta di progettare sistemi HR che siano nativamente compliant. Ed è esattamente ciò che consente il Modulo Posizioni Organizzative di Alveria:
- Accesso al cluster di appartenenza della posizione
- Evidenziazione automatica del pay gender gap
- Calcolo dello scostamento sulla Total Compensation
- Segnalazione delle anomalie oltre la soglia normativa
La Direttiva UE 2023/970 non è solo una scadenza normativa.
È un’occasione per:
- Rafforzare la credibilità del sistema retributivo
- Rendere oggettiva la gestione del valore organizzativo
- Integrare analytics avanzati nei processi HR
- Guidare un cambiamento culturale strutturale
Se desiderate approfondire come il Modulo Posizioni Organizzative può supportare la vostra azienda nella costruzione di un sistema nativamente compliant, vi invitiamo a contattarci per una sessione di approfondimento dedicata.
Richiedi una demo personalizzata del modulo Posizioni Organizzative
Scarica la presentazione completa del nostro intervento in formato PPT
CONSULENZA, FORMAZIONE DIGITALIZZAZIONE HR E SOLUZIONI AZIENDALI SCOPRI IL METODO ALVERIA E PREPARATI AL CAMBIAMENTO.
Nel corso del workshop “Soluzioni e strumenti HR per rispondere alla direttiva UE sulla trasparenza retributiva”, promosso dall’Osservatorio HR Innovation del Politecnico di Milano, abbiamo proposto una lettura chiara: la Direttiva UE 2023/970 non è un mero adempimento normativo. È un potente catalizzatore di trasformazione organizzativa. Per questo motivo, il nostro intervento è partito dalla Direttiva nella sua formulazione comunitaria, e non dalla proposta preliminare nazionale. La ragione è semplice: la fonte europea definisce un impianto giuridico strutturato, coerente e già pienamente integrabile nei sistemi organizzativi aziendali. Lavorare su questa base significa costruire modelli solidi, difendibili anche in sede giurisprudenziale, e non limitarsi a rincorrere interpretazioni parziali.
Quale funzione aziendale è davvero coinvolta?
A una prima lettura, la Direttiva sembra materia da Payroll. A una seconda analisi, appare più coerente con l’ambito Compensation & Benefits. Ma una lettura approfondita porta a una conclusione diversa: la funzione realmente coinvolta è l’Organizzazione.
La Direttiva interviene su:
- Progettazione del lavoro
- Strutturazione delle posizioni
- Sistemi di classificazione
- Change management
- Cultura organizzativa
Il principio di “lavori di pari valore = pari retribuzione” obbliga le aziende a compiere un salto culturale: passare dalla descrizione generica dei ruoli alla progettazione strutturata delle posizioni organizzative.
Non basta più rispondere alla domanda:
“Cosa fa questa persona?”
Occorre rispondere in modo oggettivo e misurabile a:
“Qual è il valore organizzativo di questa posizione?”
Figura professionale vs posizione organizzativa: il livello corretto di analisi
Uno degli snodi centrali affrontati nel workshop riguarda la distinzione tra:
- Figura professionale → utile per analisi di equità esterna
- Posizione organizzativa → indispensabile per analisi di equità interna
La figura professionale è una categoria ampia e comparativa. Non è sufficientemente granulare per analizzare differenze interne né per sostenere modelli statistici robusti. La posizione organizzativa, invece, rappresenta il livello corretto di analisi perché consente di:
- Identificare caratteristiche oggettive e gender neutral
- Applicare modelli di regressione lineare
- Utilizzare il modello di Oaxaca-Blinder decomposition
- Costruire analisi statistiche difendibili
Se vogliamo applicare seriamente la Direttiva UE 970/2023, dobbiamo spostare il baricentro analitico sulla posizione.
Il ruolo degli HCM: evolvere il concetto di “posizione”
I sistemi di HCM consentono già la gestione delle posizioni organizzative. Tuttavia, per rispondere in modo strutturato alla Direttiva, è necessario evolverne il modello.
Nel nostro approccio, ogni posizione viene definita attraverso quattro dimensioni, coerenti con i criteri europei:
- Finalità di ruolo – contributo strategico agli obiettivi aziendali
- Autonomia e responsabilità – livello decisionale e impatto sui risultati
- Competenze richieste – conoscenze, abilità, esperienza
- Condizioni di lavoro – contesto operativo e complessità ambientale
A ciascun attributo viene assegnato un punteggio. La somma determina il peso organizzativo della posizione. Questo consente di trasformare un concetto qualitativo in una variabile quantitativa, base per analisi statistiche avanzate.
Dal censimento alla clusterizzazione: costruire il mercato interno del lavoro
Una volta definite le posizioni, è possibile applicare algoritmi di clusterizzazione (ad esempio K-means) per identificare gruppi omogenei di complessità organizzativa.
Il risultato è la costruzione di un mercato interno del lavoro per cluster, all’interno del quale è possibile:
- Analizzare le distribuzioni retributive
- Verificare la coerenza interna
- Individuare eventuali distorsioni
- Applicare modelli di regressione per identificare gap non giustificati
Su ciascun cluster diventa possibile determinare il corretto posizionamento retributivo e isolare eventuali differenze non spiegate dalle variabili oggettive.
Il modello Oaxaca-Blinder: isolare il divario reale
Il modello Oaxaca-Blinder consente di decomporre il divario retributivo tra gruppi (es. uomini e donne) in:
- Parte spiegata da caratteristiche osservabili (esperienza, competenze, responsabilità)
- Parte non spiegata (potenziale area di rischio discriminatorio)
Le variabili considerate includono:
Livello 1 – Base
- Job grade/cluster
- Sede
- FTE
- Tipologia contrattuale
Livello 2 – Competenze e performance
- Seniority
- Performance ultimi 3 anni
- Competenze rilevate
- Titoli di studio
Livello 3 – Responsabilità strategiche
- Budget gestito
- Management di risorse
- Gestione di risorse fragili
A queste si aggiungono variabili dummy con effetto moltiplicatore (certificazioni, deleghe, carriera manageriale vs individual contributor, tasso di sostituibilità).
Questo approccio consente ai Compensation Manager di passare da una logica difensiva a una logica proattiva e data-driven.
Dashboard di compliance e governo dei bias
La Direttiva richiede indicatori specifici e reporting periodico. Ma il vero valore non è nel report: è nel monitoraggio continuo.
Attraverso dashboard dedicate è possibile:
- Monitorare KPI normativi in tempo reale
- Evidenziare pay gender gap superiori alla soglia del 5%
- Analizzare bias nelle politiche retributive
- Individuare disparità nelle opportunità di carriera
- Supportare la redazione del rendiconto non finanziario
La compliance non deve essere un evento annuale. Deve diventare un processo strutturale.
Verso sistemi nativamente compliant
La vera trasformazione avviene quando:
- La progettazione organizzativa è strutturata
- La misurazione è oggettiva e statistica
- La compliance è integrata nei processi
Non si tratta di aggiungere un layer di controllo a posteriori. Si tratta di progettare sistemi HR che siano nativamente compliant. Ed è esattamente ciò che consente il Modulo Posizioni Organizzative di Alveria:
- Accesso al cluster di appartenenza della posizione
- Evidenziazione automatica del pay gender gap
- Calcolo dello scostamento sulla Total Compensation
- Segnalazione delle anomalie oltre la soglia normativa
La Direttiva UE 2023/970 non è solo una scadenza normativa.
È un’occasione per:
- Rafforzare la credibilità del sistema retributivo
- Rendere oggettiva la gestione del valore organizzativo
- Integrare analytics avanzati nei processi HR
- Guidare un cambiamento culturale strutturale
Se desiderate approfondire come il Modulo Posizioni Organizzative può supportare la vostra azienda nella costruzione di un sistema nativamente compliant, vi invitiamo a contattarci per una sessione di approfondimento dedicata.
Richiedi una demo personalizzata del modulo Posizioni Organizzative